Cosa succede quando uno dei più grandi geni della storia dell’arte muore lasciando incompiuto il suo testamento spirituale? La storia del Compianto su Cristo morto (o Pietà) di Antonio Canova è un intreccio affascinante di devozione, contese, ripensamenti e un viaggio che porterà questo capolavoro nella chiesa del Santissimo Salvatore di Terracina.
Un’ossessione creativa
Negli ultimi anni della sua vita, Antonio Canova era letteralmente stregato dal tema del Compianto. Lo aveva dipinto per il Tempio di Possagno e modellato in bassorilievo, ma il suo obiettivo finale era un gruppo scultoreo.
Nel novembre 1821, Canova firma il grande modello in gesso, destinato originariamente alla chiesa di St. Sulpice a Parigi. Ma il tempo non fu dalla sua parte: l’artista morì nell’ottobre del 1822, senza aver ancora scalfito un solo blocco di marmo per quest’opera.
Alla morte del maestro, il testimone passò al suo allievo, Cincinnato Baruzzi, sotto la direzione del fratellastro di Canova, monsignor Giovanni Battista Sartori. Inizialmente, Sartori commissiona a Baruzzi la versione in marmo per il Tempio di Possagno. Qualche anno dopo, Sartori cambia idea. Preferisce una fusione in bronzo (più economica o forse più adatta al Tempio?). Baruzzi, che aveva già investito denaro in marmi e operai, si ritrova con un lavoro a metà. Per tutelarsi, pretese una ricevuta formale che attestasse il cambio di volontà di Sartori, un documento che ancora oggi testimonia la tensione che si respirava nello studio.
Il viaggio verso Terracina
Baruzzi, però, non abbandona il progetto. Convinto della bellezza dell’opera, termina il marmo a sue spese e inizia a cercare un acquirente di prestigio. Dopo aver tentato invano di piazzarlo a Roma, entra in gioco il Cardinale Placido Zurla, attraverso l’influenza del Cardinale saranno avviati i contatti con l’architetto Antonio Sarti, impegnato nella costruzione della nuova chiesa di Terracina, dedicata al Salvatore.
L’Opera: un ponte tra Canova e Michelangelo
Questa scultura rappresenta l’equilibrio tra la grazia neoclassica e il dramma del Rinascimento. La Vergine non è una madre disperata, ma una figura che guarda al cielo con un gesto di accettazione, sollevando il braccio sinistro in un segno di dolore contenuto. Il corpo nudo del Cristo è una lezione di anatomia classica, ma la dolcezza del volto è un esplicito omaggio alla Pietà di Michelangelo in San Pietro. La Maddalena è la figura più “canoviana”, con i capelli sciolti e le linee allungate che ricordano le celebri “piangenti” dei suoi monumenti funebri.
Per ingraziarsi i potenti dell’epoca e vendere l’opera, Baruzzi realizzò numerose versioni “in miniatura” in gesso.
Cincinnato Baruzzi, lo scultore che “finì” Canova
Il Compianto di Terracina non è solo una scultura, ma il racconto di come un allievo fedele sia riuscito a proteggere l’eredità del suo maestro, trasformando un gesso abbandonato in un capolavoro eterno.
Se vi capita di passare per la città di Terracina, la chiesa di Santissimo Salvatore custodisce un pezzo di storia che ha rischiato di non vedere mai la luce.

